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Il proletariato internazionale può ostacolare la marcia verso la guerra generalizzata?

Dopo quattro mesi, la guerra imperialista infuria in Ucraina. Intere città sono state devastate; milioni di civili, donne, bambini, neonati, anziani, hanno abbandonato le loro case, fuggendo dalle bombe; migliaia di loro sono morti o feriti, traumatizzati a vita; le esazioni e gli stupri si moltiplicano, aggiungendo terrore al terrore; decine di migliaia di soldati sono già stati uccisi, ucraini e russi; centinaia di migliaia di altri sono feriti, storpiati, mutilati. Queste immagini di edifici sventrati, ponti distrutti, civili stremati in mezzo alle rovine, in cerca di acqua o di rifornimenti, ci ricordano la fine della Seconda Guerra Mondiale; la Germania del 1945, Berlino, Dresda, Colonia; i porti della Manica e del Mare del Nord sotto le macerie, Rotterdam, Anversa, Amburgo, Le Havre; l’esodo massiccio di milioni di profughi scaraventati da un Paese all’altro. Per l’Europa è un brusco risveglio. L’Unione Europea e l’integrazione economica non dovrebbero garantire la pace? Ma la guerra imperialista è tornata. Sangue.

Tuttavia, non era mai scomparso dal mondo capitalista. Le rovine di Mariupol non sono dissimili da quelle di Aleppo in Siria nel 2015-2016; l’afflusso di rifugiati ai valichi di frontiera polacchi è simile a quello dei valichi di frontiera turchi. È un dato di fatto: la guerra imperialista è una caratteristica permanente del capitale e dell’imperialismo. Ma non basta sottolineare la permanenza della guerra imperialista. Tutte le guerre non sono uguali, non hanno la stessa portata, né lo stesso significato, né esprimono le stesse dinamiche e la stessa posta in gioco. Limitandoci alle due guerre più sanguinose degli ultimi anni, quelle in Siria e in Ucraina, esse appaiono di per sé altrettanto barbare, devastanti, assassine e terrorizzanti. Inoltre, coinvolgono gli stessi protagonisti, la Russia da una parte e le potenze occidentali dall’altra, queste ultime riunite sotto l’ombrello americano. In questo senso, si può dire che le dinamiche e i contrasti imperialisti rivelatisi in Siria hanno portato all’invasione militare russa dell’Ucraina. Esiste quindi una somiglianza e una continuità tra i due.

Ma c’è anche una rottura, o meglio un salto qualitativo tra l’uno e l’altro. La guerra in Ucraina segna il primo atto della marcia aperta e forzata verso la guerra imperialista generalizzata, una Terza Guerra Mondiale, unica risposta o uscita del capitalismo alla sua crisi economica; e una marcia in cui ogni borghesia, a partire da quelle più potenti, è costretta, obbligata, a impegnarsi e imporre alle proprie popolazioni. Fino ad allora, le spinte, la dinamica o il processo verso la guerra imperialista generalizzata non erano diretti, non sembravano animare in modo immediato le politiche esterne e interne di alcuni e di altri. Di certo, gli stati maggiori militari stavano già lavorando al ritorno della cosiddetta guerra ’ad alta intensità’, proprio quella che si sta svolgendo oggi sotto i nostri occhi. È vero che i bilanci e le spese per gli armamenti hanno continuato a crescere di anno in anno [1]. Certamente, dopo la pandemia di Covid e la carenza di materiale medico, la richiesta di tornare a produrre sul territorio nazionale i cosiddetti beni essenziali, cioè ’indispensabili’ per la difesa di ogni capitale nazionale, segnò una rottura nella centralizzazione, nell’organizzazione e nella pianificazione dei grandi assi della produzione nazionale, indispensabili e adatti alla creazione di un’economia di guerra. Con la crisi e quindi la competizione all’ultimo sangue tra i singoli capitali nazionali, la guerra generalizzata come tendenza e divenire tendeva già a dettare il corso degli eventi e delle politiche.

Ma con la guerra in Ucraina, la questione della guerra imperialista generalizzata diventa un elemento diretto, un fattore, della situazione al punto da far precipitare le decisioni cosciente della classe dirigente. “Dovremo durevolmente organizzarci in un’economia di guerra” ha detto, proprio ieri, il presidente francese Macron. La guerra in Ucraina sta provocando reazioni a cascata da parte di tutti gli imperialisti che la guerra in Siria non aveva prodotto e non poteva produrre. O almeno non ha richiesto di produrre. Il più significativo? Il massiccio riarmo dell’Europa, a partire dalla Germania, traumatizzata dalle due guerre mondiali e dalla catastrofe finale del 1945. La decisione tedesca rappresenta di per sé un’altra rottura storica. Ma è l’intera Europa, fino alla piccola Danimarca, che ha deciso di aumentare le spese militari. Un’altra frattura storica dopo l’invasione russa dell’Ucraina: Svezia e Finlandia, tradizionalmente ’neutrali’, hanno deciso di entrare nella Nato; e tra l’altro per rafforzare la presa sulla Russia... che Putin stava cercando di allentare invadendo l’Ucraina. Insomma, il pericolo e la dinamica verso la guerra imperialista generalizzata che la guerra in Ucraina esprime obbligano tutti al rilancio della spesa militare per la difesa e dell’industria degli armamenti; e soprattutto alla ricerca di alleanza politica e militare che provochi allineamenti e una maggiore polarizzazione imperialista. Ecco perché diciamo che questo è un passo importante nella marcia verso la guerra generalizzata.

Allo stesso tempo, a causa della guerra, l’allineamento forzato delle principali potenze europee occidentali, Francia in primis, dietro gli Stati Uniti permette a questi ultimi di accentuare ancora di più la loro pressione imperialista e militare sulla Cina; intorno a Taiwan e suoi stretti. Allo stesso modo, e su una scala più locale ma non meno significativa delle dinamiche in atto, Israele, che a marzo aveva cercato di fare da intermediario tra Russia e Ucraina, non esita più a bombardare l’aeroporto di Damasco e ad attaccare, di fatto, la presenza russa in Siria. Non è solo la polarizzazione imperialista a ravvivare l’attuale guerra come mai prima dal 1945, ma anche la pressione militare, le minacce e gli interventi.

Il ingranaggio imperialista e militare verso la guerra generalizzata è avviato. Non si tratta di constatare la permanenza della guerra sotto il capitalismo, “ogni verità astratta diventa vuota frase se la si applica a qualsiasi situazione concreta, diceva Lenin [2]. Ma si tratta di comprendere il corso degli eventi dal punto di vista della guerra imperialista così come si sviluppa concretamente, storicamente, nella realtà del movimento, per poter cogliere le potenzialità di una risposta a questa marcia verso la guerra e fornire orientamenti e parole d’ordine per questa lotta. Perché c’è una risposta potenziale. C’è infatti un altro elemento che interviene nell’equazione storica: la realtà, in movimento, della lotta di classe.

La guerra in Ucraina, primo momento del processo verso la terza guerra imperialista generalizzata, obbliga ogni borghesia nazionale a rilanciare ancora di più i suoi attacchi economici e politico-ideologici contro ogni proletariato. Non si tratta solo di presentare la fattura della crisi al proletariato, ma anche e soprattutto la fattura dei sacrifici necessari per le spese militari; per i proletari europei per i quali la rottura è brutale, dell’implementazione dell’economia di guerra, del riarmo tedesco, del rafforzamento della Nato e delle consegne di armi e cibo all’Ucraina. Già ora è soprattutto il proletariato a pagare il prezzo dell’inflazione generalizzata – in particolare di gas, benzina e cereali – e dell’intensificazione dello sfruttamento nei luoghi di lavoro che la crisi e la guerra, combinandosi tra loro, provocano. Ed è proprio nei suoi attacchi raddoppiati, concreti e ben mirati alla guerra e alle condizioni di vita e di lavoro del proletariato internazionale che si trovano le basi materiali e storiche di una possibile reazione, o anche di una frenata del corso verso la guerra imperialista generalizzata. E questo in tutti i continenti.

Non si tratta quindi di ripetere dogmaticamente e cantare in ogni occasione formule che si ripetono ormai da più di cinquant’anni, come quella che il proletariato non è sconfitto, o che non è pronto ad accettare sacrifici per la guerra. Insufficiente e impotente, quando non è semplicemente la frase tradizionale anarchica e radicale dello sinistrismo [gauchisme].

La constatazione tratta dal rapporto tra guerra e lotta di classi è chiara: il proletariato è impotente a prevenire le guerre imperialiste locali, compresa quella odierna in Ucraina. Ciò significa che il rapporto internazionale delle forze tra borghesia e proletariato non è a favore di quest’ultimo. Ma questa constatazione oggettiva, materiale, non dice che questo rapporto sia fisso e che la lotta fra classi non lo sia, non lo sia più, o venga messa tra parentesi fino a un ipotetico e improvviso risveglio, la rivelazione che cade dal cielo, delle masse proletarie. È necessario notare la dinamica stessa, il movimento, il corso, di questo rapporto dialettico tra le classi: a causa della guerra, e sotto l’iniziativa e l’offensiva della classe dominante, la lotta di classi si esacerberà e si intensificherà fino a scontri massicci e storici; e questo, nei termini, nei terreni e nei tempi che ciascuna borghesia cercherà di imporre. Allora, possiamo iniziare a vedere le condizioni concrete delle varie e successive posti in gioco e battaglie che la borghesia condurrà contro il proletariato e che quest’ultimo non potrà evitare. Orientamenti e slogani diventeranno così più precisi e la realizzazione pratica del principio dell’internazionalismo proletario si svilupperà a seconda dei luoghi e dei momenti, man mano che si svilupperà il confronto di classe. È proprio per questo motivo che sosteniamo l’appello della TCI, e il suo contenuto politico, per la formazione di comitati No alla guerra, Sì alla guerra di classe. [3] Il corso degli eventi richiederà molte altre parole d’ordine. Inevitabilmente. Spetta ai gruppi comunisti prepararsi a questo, partendo dalla realtà della lotta di classe in atto!

Rivoluzione o guerra, 14 guignio 2022

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Notes:

[1. La spesa globale per le sole armi nucleari è aumentata del 9% l’anno scorso (Rapporto dell’Ican, International Campaign to Abolish Nuclear Weapons, Guigno 2022).

[2. Una lezione dura ma necessaria, 25 Febbraio 1918, editori riuniti.

[3. Si veda l’appello della TCI, a pagina 8 di questo numero.